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	<title>batterie &#8211; Telefonini</title>
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	<description>Cellulari, Smartphone, Applicazioni, Accessori, Giochi</description>
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		<title>Smartphone, le batterie si ricaricheranno a distanza</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 03 Jan 2018 21:05:25 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Carica Batterie]]></category>
		<category><![CDATA[batterie]]></category>
		<category><![CDATA[Smartphone]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Tra non molto le batterie dei cellulari potranno ricaricarsi a distanza. E guai a pensare alle “semplici” modalità di ricarica wireless per gli smartphone di nuova generazione: in futuro, infatti, la batteria dei moderni telefonini e quella di altri dispositivi elettronici di comune utilizzo potrà infatti caricarsi anche senza alcun contatto con la base di [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Tra non molto le batterie dei cellulari potranno ricaricarsi a distanza. E guai a pensare alle “semplici” modalità di ricarica wireless per gli smartphone di nuova generazione: in futuro, infatti, la batteria dei moderni telefonini e quella di altri dispositivi elettronici di comune utilizzo potrà infatti caricarsi anche senza alcun contatto con la base di ricarica, come invece succede oggi con i nuovi sistemi di rigenerazione energetica delle batterie.</p>
<p>Come molte novità in questo settore, anche questa arriva dagli Stati Uniti, dove l&#8217;autorità per le telecomunicazioni (Fcc) ha fornito il primo via libera all’utilizzo di un nuovo sistema &#8211; sviluppato da una start up della Silicon Valley &#8211; che permette appunto di ricaricare le batterie dei dispositivi elettronici che si trovano entro un raggio di circa 90 centimetri.</p>
<p>La tecnologia in questione – ricorda l’Ansa in un suo recente comunicato &#8211; sarà messa in vetrina questo mese al CES di Las Vegas, ed è stata realizzata dalla compagnia californiana Energous, di San Josè, mediante lo sfruttamento del trasmettitore WattUp Mid Field, in grado di convertire l&#8217;elettricità in frequenze radio e poi di trasmettere l&#8217;energia ai dispositivi vicini equipaggiati con un ricevitore dedicato. </p>
<p>Grazie a tale tecnologia sarà possibile sia effettuare delle cariche di batterie “a contatto”, come avviene già oggi con i sistemi “wireless”, sia effettuare cariche a distanza, entro i 90 centimetri di distanza. WattUp può inoltre caricare più dispositivi contemporaneamente, andando a ottimizzare gli sforzi energetici verso smartphone, tablet, smartwatch, auricolari, altoparlanti, tastiere senza fili e tanto altro ancora.</p>
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		<title>Presto gli smartphone si ricaricheranno con i batteri?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 11 Jul 2016 06:04:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Telefonini]]></category>
		<category><![CDATA[batterie]]></category>
		<category><![CDATA[energia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Sono minuscoli, invisibili ad occhio nudo, e spesso si muovono in continuazione. Parliamo dei batteri che, forse, in un prossimo futuro potrebbero diventare tra le fonti di energia più insospettabili a nostra disposizione. A dimostrare quanto i batteri possano effettivamente essere utili per poter cercare di generare energia, utile magari per poter ricaricare la batteria [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Sono minuscoli, invisibili ad occhio nudo, e spesso si muovono in continuazione. Parliamo dei <strong>batteri </strong>che, forse, in un prossimo futuro potrebbero diventare tra le fonti di energia più insospettabili a nostra disposizione.<span id="more-4834"></span></p>
<p>A dimostrare quanto i batteri possano effettivamente essere utili per poter cercare di generare energia, utile magari per poter ricaricare la batteria dei nostri smartphone, è uno studio condotto dai ricercatori dell&#8217;università britannica di Oxford, e pubblicato sull&#8217;ultimo numero della rivista Sciences Advances.</p>
<p>Secondo quanto riporta l&#8217;analisi, alcune simulazioni al computer avrebbero dimostrato che il caotico sciame di batteri in movimento può in realtà essere organizzato in maniera non casuale, trasformando tale dinamismo in una vera e propria fonte di energia ininterrotta. I ricercatori si dicono dunque convinti che i batteri possano diventare delle minuscole centrali di energia, alimentate per poter far funzionare gli smartphone.</p>
<p>Per gli analisti, mentre si muovono i batteri agiscono come uno sciame, generando però flussi troppo disorganizzati per poter essere delle fonti di energia. Tuttavia, le cose sono presto cambiate quando i ricercatori hanno immerso un reticolo di 64 microrotelle nel fluido attivo dei batteri: i batteri hanno iniziato a organizzari spontaneamente, e grazie a tali movimenti le rotelle hanno potuto girare in direzione opposta, alimentando quelle che potrebbero essere delle minuscole turbine.</p>
<p>Naturalmente, da qui a poter essere realmente utilizzati per produrre energia, il passo è ampissimo&#8230;</p>
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		<title>Innos D6000, primo smartphone a doppia batteria</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 25 May 2015 11:03:12 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[dual-sim]]></category>
		<category><![CDATA[Novità]]></category>
		<category><![CDATA[batterie]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Si chiama Innos D6000 il primo smartphone con due batterie. Il progetto cinese, che pur dispone di altre caratteristiche di merito, ha nella peculiarità della doppia batteria la propria specificità principale. La prima delle batterie è da 2.480 mAh, la seconda è da 3.520 mAh: quanto basta per cercare di avere a disposizione circa 6.000 [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Si chiama <strong>Innos D6000 </strong>il primo <strong>smartphone con due batterie</strong>. Il progetto cinese, che pur dispone di altre caratteristiche di merito, ha nella peculiarità della doppia batteria la propria specificità principale. La prima delle batterie è da 2.480 mAh, la seconda è da 3.520 mAh: quanto basta per cercare di avere a disposizione circa 6.000 mAh, con autonomia energetica complessiva che oscilla tra i 3 e i 5 giorni per quanto concerne un utilizzo normale, e fino a circa 60 giorni se invece si effettua un inutilizzo da stand by.</p>
<p>Oltre alla lunga durata della coppia delle batterie, la tecnologia utilizzata nel device permette alle stesse batterie di potersi ricaricare con un normale caricabatteria e un cavo con terminazioni USB 3.1 Type-C, rigenerando in parallelo entrambi gli elementi, senza attese e surriscaldamenti.<span id="more-4384"></span></p>
<p>Nonostante la doppia batteria, l&#8217;Innos D6000 presenta uno spessore abbastanza limitato, con un misure pari a 144 x 72,2 x 11,9 millimetri (segno tangibile che il produttore ha fatto un mezzo miracolo per cercare di ottimizzare gli spazi interni, senza pregiudicare le buone prestazioni).</p>
<p>Per quanto concerne le altre caratteristiche del device, spicca un processore Qualcomm Snapdragon 615 octa core, 3GB di RAM, memoria storage da 32 GB, fotocamere con sensore Omnivision da 16 Mp e apertura focale F2,2 sul retro, e un sensore da 5 Megapixel per la parte frontale. Il display è un pannello IPS da 5,2 pollici di diagonale, con risoluzione 1920 x 1080 ppi, protetto da tecnologia antigraffio Gorilla Glass 3.</p>
<p>Si sottolinea infine come il device sia <strong>dual SIM </strong>e possa far funzionare entrambe le schede sulle reti di telefonia 4G.</p>
<p>Al momento il dispositivo è in vendita solamente sul mercato cinese, ad un prezzo di 1.799 yuan (equivalenti, al cambio attuale, a 260 euro). Non è noto se lo smartphone possa approdare anche su altri mercati (cosa che, almeno per il momento, riteniamo piuttosto difficile). </p>
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		<title>Batterie degli smartphone, dall&#8217;Italia nuova rivoluzione</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 14 Jan 2015 07:18:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[batterie]]></category>
		<category><![CDATA[Carica Batterie]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Chi usa ogni giorno lo smartphone conosce bene quanto sia profondo il problema della durata della batteria, molto minore rispetto alla sua resa nei telefoni del passato. Ovviamente, le prestazioni degli smartphone di ultima generazione richiedono un&#8217;alimentazione congrua, ma molte volte l&#8217;alimentazione può presentarsi davvero come un problema difficile da risolvere, soprattutto per le persone [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img decoding="async" loading="lazy" src="http://www.telefonini.com/wp-content/uploads/batteria-300x209.jpg" alt="batteria" width="300" height="209" class="alignleft size-medium wp-image-4084" srcset="https://www.telefonini.com/wp-content/uploads/batteria-300x209.jpg 300w, https://www.telefonini.com/wp-content/uploads/batteria-495x346.jpg 495w, https://www.telefonini.com/wp-content/uploads/batteria-50x35.jpg 50w, https://www.telefonini.com/wp-content/uploads/batteria.jpg 550w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" />Chi usa ogni giorno lo smartphone conosce bene quanto sia profondo il problema della durata della <strong>batteria</strong>, molto minore rispetto alla sua resa nei telefoni del passato. Ovviamente, le prestazioni degli <strong>smartphone </strong>di ultima generazione richiedono un&#8217;alimentazione congrua, ma molte volte l&#8217;alimentazione può presentarsi davvero come un problema difficile da risolvere, soprattutto per le persone che vivono e lavorano &#8216;fuori sede&#8217;. </p>
<p>Ebbene, per risolvere il problema della durata della batteria a Genova è stato ideato un alimentatore per telefoni cellulari in grado di aumentare le prestazioni delle batterie al litio e dei supercapacitatori, ovvero di quei dispositivi che si occupano di fornire delle elevate potenze elettriche per brevi periodi di tempo.</p>
<p>Il dispositivo si basa sull&#8217;impiego del <strong>grafene</strong>, un materiale di nuova generazione sottile, altamente flessibile e dalla natura stabile. Il suo impiego nella creazione delle batterie può aiutare a renderle più efficienti, come evidenzia la ricerca eseguita dal gruppo di ricerca coordinato da Vittorio Pellegrini e Francesco Bonaccorso dell’Istituto Italiano di Tecnologia di Genova. </p>
<p>Il grafene e i materiali affini studiati dall&#8217;equipe di scienziati presentano una natura bidimensionale, per cui offrono una superficie molto vasta, in grado di immagazzinare una maggiore quantità di energia da impiegare nella resa degli apparecchi. Grazie a questa proprietà il grafene e i metalli simili possono quindi rendere più efficienti le batterie al litio e i supercapacitatori, i già ricordati dispositivi che accumulano energia e la rilasciano all&#8217;interno delle batterie.</p>
<p>La ricerca dell&#8217;equipe genovese ha interessato la realizzazione di alcuni prototipi, tra i quali spicca un alimentatore per batterie dei cellulari che potrebbe essere messo in commercio fra qualche mese. Ad esso può seguire in tempi brevi l&#8217;immissione sul mercato di batterie al litio con una durata maggiore rispetto a quelle attuali, in quanto arricchite con porzioni realizzate con questi materiali altamente intelligenti e funzionali. </p>
<p>Il costo degli elementi sta, inoltre, presentandosi sempre più basso, in quanto l&#8217;impiego applicato ai pannelli solari, ai pannelli fotovoltaici e ad altre porzioni delle abitazioni ne ha richiesto una creazione maggiore, con conseguente abbassamento dei costi. Le batterie di nuova generazione non solo potrebbero aiutare a far durare di più il proprio telefonino, ma potrebbero quindi proporsi ad un costo più conveniente per i consumatori. In attesa della messa in commercio di queste batterie di ultima generazione, possiamo continuare a centellinare la nostra batteria, sperando che l&#8217;ultima telefonata non ci costringa a mettere nel cassetto lo smartphone!</p>
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		<title>Telefonini con super batterie, tutte le promesse del grafene</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 06 Oct 2014 06:15:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Bluetooth]]></category>
		<category><![CDATA[Telefonini]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Del grafene si parla da anni come un materiale (quasi) miracoloso, in grado di spingere sempre più la le prestazioni da parte dei dispositivi elettronici. Ebbene, secondo quanto afferma una ricerca condotta da Alessandro Baraldi, docente di Fisica della Materia dell&#8217;Università di Trieste e responsabile del Laboratorio di Scienze delle Superfici del centro Elettra Sincrotone [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img decoding="async" loading="lazy" src="http://www.telefonini.com/wp-content/uploads/batteria-grafene-300x193.jpg" alt="grafene" width="300" height="193" class="alignleft size-medium wp-image-4056" srcset="https://www.telefonini.com/wp-content/uploads/batteria-grafene-300x193.jpg 300w, https://www.telefonini.com/wp-content/uploads/batteria-grafene-495x318.jpg 495w, https://www.telefonini.com/wp-content/uploads/batteria-grafene.jpg 669w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" />Del grafene si parla da anni come un materiale (quasi) miracoloso, in grado di spingere sempre più la le prestazioni da parte dei dispositivi elettronici. Ebbene, secondo quanto afferma una ricerca condotta da Alessandro Baraldi, docente di Fisica della Materia dell&#8217;Università di Trieste e responsabile del Laboratorio di Scienze delle Superfici del centro Elettra Sincrotone di Trieste, il <strong>grafene</strong> permetterà presto nuove applicazioni sui telefonini, realizzando batterie che dureranno a lungo.</p>
<p>La ricerca ha visto altresì la partecipazione dei ricercatori del Consiglio Nazionale delle Ricerche e del Regno Unito, Danimarca e Spagna. &#8220;Siamo orgogliosi &#8211; afferma il ricercatore &#8211; di avere aggiunto un nuovo piccolo tassello al complicato puzzle che, quando completo, consentirà di passare dall&#8217;era del silicio all&#8217;era del grafene&#8221;.</p>
<p><strong>Ma perché il grafene è così utile?</strong> &#8220;Il grafene ha l&#8217;eccezionale capacità di trasportare gli elettroni a temperatura ambiente e con essi la corrente elettrica&#8221; &#8211; spiega ancora Baraldi. Tuttavia questa proprietà si esplica al meglio quando il grafene è &#8220;da solo&#8221;, poichè combinandolo con altri materiali si perde tale efficacia. Per questo motivo, prosegue Baraldi, &#8220;nei dispositivi elettronici dove il grafene verrà impiegato sempre più diffusamente, come smartphone, schermi flessibili e celle a combustibile, le sue proprietà vengono irrimediabilmente degradate durante il processo di trasferimento dalle superfici dei metalli sui quali viene cresciuto alle superfici dei materiali ai quali deve essere abbinato&#8221;.</p>
<p>Ebbene, la ricerca triestina permette di risolvere il problema. È Luca Omiciuolo, primo autore della pubblicazione, a spiegarlo all&#8217;Ansa. &#8220;Abbiamo cresciuto il grafene sulla superficie di una lega di nickel-alluminio. &#8216;Successivamente abbiamo ossidato in modo selettivo gli atomi di alluminio posti al di sotto del grafene fino a formare uno strato dello spessore di circa 2 milionesimi di millimetro (nanometri) di ossido di alluminio, in modo così efficace da ripristinare le proprietà elettroniche che rendono unico il grafene nel suo stato isolato&#8221;.</p>
<p>Ebbene, in questo modo il team di ricerca avrebbe ottenuto la realizzazione di un &#8220;grafene di altissima qualità&#8221; che &#8220;poggia su uno strato sottilissimo di ossido e questo costituisce la combinazione ideale per l&#8217;uso nei dispositivi elettronici&#8221;.</p>
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