Varie

Telefonini-maniaci: la dipendenza da telefonino, sindrome in crescita

Lo psicologo Cesare Guerreschi, fondatore e presidente della Società Italiana di Intervento sulle PAtologie Compulsive (SIIPACwww.siipac.it) ha delineato all\’ADNKRONOS SALUTE l\’identikit di chi non può fare a meno del telefonino, diventandone un maniaco a tutti gli effetti: «una nuova sindrome in continua crescita che colpisce in forma patologica fino a 6,5% degli italiani. Soprattutto donne, 25-35enni e giovanissimi. Non il grande manager, ma lo studente e il lavoratore comune, di ceto medio o medio-basso».

La diffusione del problema?
«L\’Italia è tra le nazioni prime in classifica per numero di telefonini e loro impiego.
Per inquadrare il problema nella Penisola basta un dato: nel nostro Paese sono \’censiti\’ 62 milioni di cellulari, più di uno a testa» sottolinea l\’esperto.
La dipendenza da telefonino?
«All\’interno del 6,5% di dipendenti spunta un 1,1% di \”esibizionisti del telefonino\”: per lo più uomini con buone possibilità economiche», non voyeur telefonici quanto maniaci che \”semplicemente\” si vantano con tutti del loro telefonino come un trofeo che più costa, meglio è.
Affezionati al cellulare come al migliore amico sono anche i ragazzini, più attenti alle nuove tecnologie ma anche più \”attaccabili\”: comunicano moltissimo via cellulare (non solo via voce, quanto – soprattutto, dati i costi – con gli SMS, che digitano a grande velocità con grandissima abilità digitatoria, usando il gergo delle abbreviazioni per riuscire a condensare nei 120 caratteri di un SMS il più possibile.
Ma anche perché fa tendenza scrivere \”xè\” invece di \”perché\” o \”ki\” invece di \”chi\”, fa gruppo, è indice dell\’essere giovani ed apre una nuova dimensione: «descrivono il cellulare come qualcosa che li fa sentire liberi, indipendenti e sicuri in qualunque momento, il giorno e la notte». Libertà, dunque, che supera i rigidi spazi fisici ed apre a nuove concezioni mentali di spazio. Ma tutto deve essere inteso con i parametri corretti.

Per gli adulti?
«Non lo si usa tanto per necessità o per gestire gli impegni di lavoro. La valenza del cellulare è per lo più affettivo-relazionale»: quindi, da mezzo di comunicazione diventa oggetto sostitutivo della realtà, come per i ragazzini.
«E quando si sfocia nella dipendenza patologica, nella compulsione conclamata, il rischio è il totale isolamento sociale» ammonisce Guerreschi.

La cura? Il primo passo è di rendersi conto che esiste un disturbo.
«Per questo la Siipac ha messo a punto un test di auto-diagnosi in 10 domande» sul loro sito, cui segue «una \”disintossicazione\” progressiva sotto la guida di uno specialista\”.

Fonte: Adnkronos da Yahoo! Notizie

Scrivi un commento

Scrivi un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Ultime Notizie

Inizio