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Rinnovo tariffe cellulari, Agcom chiama in causa l’Antitrust

Dopo le numerose segnalazioni giunte alle associazioni dei consumatori, anche l’Agcom decide di rompere gli indugi e chiama in causa l’Antitrust in merito alle nuove formule tariffarie ricaricabili basate su addebiti ogni 28 giorni (4 settimane) anziché gli ordinari 30 giorni.

Da quanto si evince nella formalizzazione dell’Autorità garante per le comunicazioni, il sospetto è che gli operatori si siano messi d’accordo per passare a un addebito quadrisettimanale anziché mensile, creando in capo ai consumatori un malus del 7%. Un rincaro notevole, pur mascherato, come denunciato dalle associazioni dei consumatori e dal Movimento Cinque Stelle nella Commissione Trasporti. Ancora prima, a prender la palla al balzo erano stati numerosi quotidiani, sulla base delle lettere giunte in redazione da parte dei propri lettori.

Insomma, tutte le offerte dei principali operatori hanno oggi canoni quadri settimanali. E se prima la tariffa ricaricabile prevedeva un addebito di 10, 20 o più euro al mese, oggi lo stesso addebito viene accorciato al termine della quarta settimana. In altri termini, equivale a pagare 13 canoni in un anno, anziché 12: quanto basta per far ribattezzare quanto accaduto una sgradita “tredicesima” per gli operatori di telefonia mobile. A destare maggiori preoccupazioni è inoltre la decisione di Tim, unico operatore tra quelli interessati a voler applicare la novità anche sui precedenti sottoscrittori.

Secondo quanto ricorda la stampa, Agcom può comunque intervenire direttamente solamente su quest’ultima pratica, ritenendo – con una recente delibera – che Tim non avesse avvisato in modo completo e corretto gli utenti della novità in vigore dal 2 agosto, e chiedendo dunque un lasso di tempo di 60 giorni di diritto di recesso gratuito a partire da una nuova corretta informativa.

La segnalazione all’Antitrust, “per gli accertamenti di competenza” riguarda invece il nuovo modello tariffario (anche) di Wind e Vodafone, affinchè l’autorità possa verificare gli effetti sulla concorrenza derivanti dalla concomitanza delle politiche tariffarie delineate, e in particolare gli effetti restrittivi sugli utenti di ricaricabili, che in pochi mesi hanno visto ridursi la possibilità di reperire offerte alternative a quella dei 28 giorni.

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